Quando si parla di processo creativo, si tende spesso a immaginarlo come qualcosa di caotico, dominato dall’ispirazione o da momenti improvvisi di chiarezza. In realtà, chi crea sa che il caos è solo apparente. Anche quando tutto sembra fermo, sotto la superficie il lavoro continua, seguendo tempi e passaggi precisi.
In senso generale, il processo creativo è l’insieme di operazioni mentali ed emotive che portano alla nascita di qualcosa di nuovo. Nell’ambito artistico questo percorso è particolarmente evidente, perché coinvolge l’attesa, il dubbio, il ripensamento e la trasformazione. Creare non significa solo produrre, ma è fondamentale capire che si è dentro un processo, anche quando non offre risultati immediati.
Graham Wallas e le 4 fasi del processo creativo
Una delle teorie che descrive meglio questo andamento è quella elaborata da Graham Wallas nel libro The Art of Thought (1926), in cui il processo creativo viene suddiviso in quattro fasi: preparazione, incubazione, illuminazione e verifica.
Per raccontarle in modo più concreto, ho pensato di affiancarle a un altro processo fatto di tempo, cura e trasformazione: quello della coltivazione.
Preparazione: scegliere i semi

Ogni processo creativo inizia con una scelta, anche quando non ne siamo pienamente consapevoli. Come accade nella fase della semina, si osservano le possibilità, si raccolgono materiali, si decide cosa vale la pena piantare.
Nel lavoro creativo questa fase di preparazione coincide con l’esplorazione libera: si prendono appunti, si cercano riferimenti, si sperimentano forme e idee senza una direzione ancora definita. È una fase spesso sottovalutata, perché non produce risultati visibili, ma è fondamentale. Senza semi, non può crescere nulla.
L’incubazione: la fase più difficile da attraversare

Dopo la semina, i semi sono sotto terra. In superficie non sembra accadere nulla. È una fase silenziosa, fatta di attesa e di cura, in cui il lavoro continua senza mostrarsi.
Anche nel processo creativo l’incubazione è il momento più difficile da attraversare. È il tempo in cui le idee si rimescolano, cambiano forma, si trasformano lontano dallo sguardo. Si può avere la sensazione di essere fermi, di non avanzare, di aver perso la direzione.
In realtà, proprio come accade sotto la terra, qualcosa sta lavorando dentro di noi.
Saper riconoscere questa fase è fondamentale. Capire che la confusione fa parte del processo aiuta a non interpretarla come un fallimento.
Questa fase può essere logorante perché:
- non ha una durata definita
- non dà risultati immediati
- mette in discussione le proprie capacità
Proprio per questo è anche la fase in cui molti si fermano, convinti di aver perso ispirazione o talento, quando in realtà stanno ancora creando, solo in modo invisibile.
Riconoscere l’incubazione per non cadere nello sconforto
Alcuni consigli utili durante l’incubazione:
- Non forzare l’idea: insistere può aumentare la frustrazione
- Cambiare attività: camminare, leggere, fare altro permette alla mente di lavorare in sottofondo
- Annotare frammenti: anche pensieri incompleti o immagini vaghe
- Accettare il vuoto: non è tempo perso, è tempo di trasformazione
L’incubazione non è una pausa dalla creatività, ma una parte essenziale del suo movimento.
Illuminazione: quando l’idea emerge

A un certo punto, qualcosa emerge. Come un germoglio che spunta dal terreno, l’idea si mostra per la prima volta. Non è completa, non è definitiva, ma è riconoscibile.
Questa è la fase dell’illuminazione. Non arriva dal nulla: è il risultato di tutto il lavoro precedente, anche di quello che sembrava inconcludente.
È il momento in cui si intravede una direzione possibile e il processo, finalmente, diventa visibile.
Verifica: scegliere cosa tenere

Il processo, però, non si conclude con l’emergere dell’idea. Arriva il momento del raccolto. Non tutte le carote crescono allo stesso modo, e non tutte le idee funzionano.
La fase di verifica è quella in cui si osserva ciò che è nato, si seleziona, si scarta. È una fase concreta, a volte scomoda, ma necessaria. Significa accettare che non tutto andrà avanti e che la scelta fa parte del processo creativo quanto l’intuizione.
Un esempio concreto: il processo dietro a questo contenuto
Questo stesso contenuto è nato attraversando queste fasi. L’idea iniziale c’era, ma non aveva ancora una forma. Sono seguite la ricerca, i primi tentativi, l’insoddisfazione per soluzioni troppo didattiche. Poi una pausa, un tempo di distanza.
L’illuminazione è arrivata quando ho pensato al parallellismo tra il processo creativo e il tempo lento della semina. A quel punto sono riuscita a raccogliere, scegliere, scartare e dare forma all’articolo e alle immagini qui contenute.
In conclusione
Il processo creativo non è caotico come spesso si pensa. È un processo lineare, che attraversa momenti precisi, ciascuno con una funzione fondamentale. Anche quando sembra tutto fermo, qualcosa sta lavorando sotto la superficie.
Riconoscere e accettare questo ritmo significa rispettare il proprio tempo creativo e smettere di pretendere risultati immediati.
Creare non è solo produrre: è attraversare, attendere, riconoscere i passaggi.
Anche quelli più scomodi.
S.






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